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Assistenza informatica con agenti IA

Uso agenti IA anche per tenere in piedi i computer: aggiornamenti, driver, diagnosi dei guasti e configurazione delle macchine per far girare l'IA in casa, senza mandare i dati all'esterno. Un agente IA qui non «consiglia»: legge i registri di sistema, misura, prova una correzione e verifica se ha funzionato.

Un controllo periodico invece della chiamata di emergenza

Sul computer che uso per la produzione gira un controllo automatico settimanale, ogni lunedì mattina. Verifica in una passata sola:

  • spazio libero sui dischi e stato di salute dei dischi stessi;
  • scheda video: temperatura, rallentamenti da surriscaldamento, memoria occupata, crash del driver;
  • memoria di sistema e piano di alimentazione;
  • antivirus attivo e aggiornato;
  • riavvii rimasti in sospeso ed errori critici registrati dal sistema.

Alla fine manda un riepilogo su Telegram. La differenza rispetto a «controllare ogni tanto» è che i problemi si vedono mentre crescono: un disco esterno con settori danneggiati è stato individuato mentre il suo stato di salute dichiarava ancora «tutto regolare», e un disco di sistema con solo il 6% di spazio libero è stato segnalato prima che il computer si piantasse.

Dopo la diagnosi sono arrivate le correzioni: escluse dall'antivirus le cartelle dei modelli IA, che venivano riscansionate a ogni lettura e rallentavano tutto; liberati una ventina di gigabyte di cache; spostate su un altro disco le cartelle dei modelli, che da sole occupavano decine di gigabyte; messo il servizio di sincronizzazione cloud in modalità «solo online».

Trovare la causa vera, non il sintomo

Il caso più istruttivo è stato il database di un ambiente di sviluppo che si bloccava ogni pochi giorni. L'errore a schermo diceva «troppi file aperti»: un sintomo che invita a cambiare un'impostazione e sperare.

Leggendo i registri, la catena reale era un'altra. Una tabella danneggiata faceva scrivere al database il rapporto del proprio crash dentro un file di configurazione. Al riavvio, il database rileggeva quel file credendolo un elenco di connessioni verso altri server, e per ognuna creava un file di appoggio: centinaia di file a ogni avvio, fino a esaurire i file apribili e a bloccarsi di nuovo. Un circolo chiuso, che ripartiva da solo.

La correzione è stata di due righe di configurazione più la riparazione delle tabelle di sistema. Il punto non è la soluzione: è che senza risalire la catena si sarebbe continuato ad alzare un limite, con il blocco che tornava ogni settimana.

Con lo stesso metodo ho affrontato trasferimenti di siti da un server all'altro, compreso un server dove i comandi di sistema erano disattivati e si è dovuto procedere per altra via. In quell'occasione è saltato fuori un file di configurazione di riserva, dimenticato nella cartella pubblica e leggibile da chiunque, che mostrava in chiaro la password del database: rimosso. Sono i guasti che nessuno cerca, perché nessuno sa che ci sono.

Backup: il controllo del controllo

Un backup che gira non è un backup che funziona. La catena di copia notturna verso un disco di rete è organizzata in attività pianificate su cartelle in sequenza, con un lavoro separato per i dati più delicati in giorni alternati. Sopra c'è uno script di guardia che ogni notte cerca i file duplicati e li registra: nasce da un problema reale, cioè destinazioni ripuntate nel tempo senza togliere l'albero di cartelle vecchio, con il risultato di copiare due volte le stesse cose e riempire il disco.

Far girare l'IA in casa, senza mandare i dati fuori

Per chi tratta dati sensibili — sanitari, contabili, personali — la domanda non è quale IA sia più brava, ma quale possa lavorare senza che i dati escano dall'azienda. La risposta è far girare il modello sul computer di casa o dell'ufficio.

Il lavoro consiste in tre cose. Installare l'ambiente che ospita i modelli (LM Studio, Ollama). Scegliere modelli «compressi», cioè ridotti per stare nella memoria della scheda video disponibile. E soprattutto capire che cosa quell'hardware può e non può fare.

Qui la verifica dal vivo vale più di qualsiasi scheda tecnica. Su una macchina con 11 gigabyte di memoria video ho provato e scartato diversi motori: uno perché la licenza vietava l'uso commerciale, uno perché richiedeva più memoria video di quella fisicamente presente, uno perché aveva bisogno di una funzione che quella generazione di schede non supporta — un limite di architettura, non di memoria, che non si risolve comprando più RAM. Ho anche verificato che due modelli pesanti non possono girare insieme sulla stessa scheda: vanno messi in fila.

Il risparmio, quando funziona, è consistente. Su VOX·ARIA il motore vocale locale arriva molto vicino a quello a pagamento in cloud — la differenza si sente solo se la si cerca — e tredici episodi che in cloud avrebbero richiesto una spesa consistente sono stati prodotti in una notte di lavoro del computer, a costo di sola corrente.

Risultato: guasti ricorrenti risolti risalendo alla causa invece che al sintomo, un computer di produzione tenuto sotto controllo da solo ogni settimana, e modelli IA che girano in azienda senza che un dato esca.