Protezione di opere, brand e marchi online
Quando un contenuto protetto finisce online senza permesso, il problema non è trovarlo una volta: è accorgersene ogni volta che ricompare, e sapere a chi scrivere. Ho costruito un sistema che fa da solo il giro di controllo tutti i giorni, prepara le segnalazioni e le manda a chi ha il potere di rimuovere.
Il giro di controllo quotidiano
Una routine automatica parte ogni mattina e ripete sempre le stesse verifiche, così che i risultati di giorni diversi siano confrontabili:
- una serie di ricerche fisse su Google e su Bing, sempre con le stesse parole;
- il controllo diretto delle piattaforme dove il materiale era già comparso: siti di condivisione documenti, marketplace, social, depositi di codice;
- la verifica dello stato reale di ogni indirizzo già segnalato, per sapere se è tornato vivo.
Una lezione l'ho imparata a mie spese: gli strumenti di ricerca automatici danno risposte sbagliate: continuano a «trovare» pagine già rimosse. Le ricerche vanno quindi fatte leggendo davvero le pagine dei motori, con un browser vero, come farebbe una persona. E per sapere se una pagina esiste ancora non basta chiederlo: va scaricata, perché alcune piattaforme rispondono «tutto a posto» a una domanda superficiale e «rimosso» a una richiesta completa.
Altra trappola: dall'Italia certi siti pirata rispondono con la pagina di blocco dell'autorità, non con il loro stato vero. Per misurarli davvero il controllo li interroga da un punto di osservazione fuori dalla rete italiana.
Trovare chi ospita davvero il contenuto
Segnalare al sito pirata non serve quasi mai: non risponde. Serve risalire a chi gli fornisce i servizi, che invece ha un obbligo di legge. Il sistema:
- legge i dati pubblici del dominio per capire chi lo ha registrato e chi ne gestisce gli indirizzi;
- risale al proprietario dell'indirizzo di rete e al suo ufficio abusi;
- quando il sito si nasconde dietro un servizio di protezione, usa il modulo di segnalazione di quel servizio: la conferma che arriva per risposta rivela il nome dell'hosting reale.
In questo modo sono stati identificati e notificati gli hosting veri di sei diversi siti, in altrettanti paesi, che altrimenti sarebbero rimasti irraggiungibili.
La segnalazione: due norme, due strade
Le richieste di rimozione si appoggiano a due impianti diversi, scelti in base a dove sta il destinatario. Il DMCA è la procedura americana, usata dalle grandi piattaforme e dai motori di ricerca. L'articolo 16 del Digital Services Act è la procedura europea, che obbliga chi ospita un contenuto a reagire a una segnalazione motivata.
Le mail partono da un indirizzo aziendale dell'editore, non da una casella personale, attraverso un invio diretto sul server di posta del dominio: è l'unico modo perché la segnalazione abbia il peso di una comunicazione formale. Ogni invio viene archiviato in copia, così la pratica resta ricostruibile a distanza di mesi.
Per i motori di ricerca esiste un canale in più, che quasi nessuno usa: quando la pagina è già stata rimossa alla fonte ma resta nei risultati, non serve una segnalazione per violazione — serve la richiesta di aggiornare l'indice. Confonderle è controproducente: una segnalazione respinta come doppione, ripetuta tre volte, può far sospendere l'esame delle successive fino a sei mesi.
Solleciti, autorità, verifica
Il sistema tiene il calendario delle pratiche. Nessuna risposta dopo dieci giorni lavorativi: parte il sollecito sullo stesso messaggio. Secondo silenzio: si sale di livello — si scrive a chi ha registrato il dominio e si coinvolgono le autorità di vigilanza. In un caso è stato depositato un reclamo formale presso l'autorità nazionale competente del paese dove ha sede l'hosting, ed è servito l'intervento dell'autorità italiana per autorizzarla a trattarlo. In un altro è stata coinvolta l'associazione degli editori del paese interessato, per chiedere il blocco per via giudiziaria.
Ogni rimozione viene poi verificata, non data per buona: si misura la risposta del server (pagina non trovata, contenuto cancellato), si controlla se il dominio è stato spento del tutto, e si guarda il pannello dei motori per vedere se il risultato è davvero sparito dalle ricerche.
Lo stesso impianto — trova, risali all'ospite, notifica, sollecita, verifica — vale per un logo o un marchio usati senza permesso: cambiano le parole della ricerca e la norma citata, non il percorso.
Che cosa se ne ottiene
Un titolare di diritti non ha il tempo di fare questo giro ogni giorno, e farlo una volta ogni tanto non serve: le copie ricompaiono. Il valore è nella costanza e nella tracciabilità — ogni segnalazione ha una data, un destinatario, un numero di pratica e un esito misurato.
Risultato: per un libro pubblicato su licenza da Digital Index, le copie su due grandi piattaforme di condivisione documenti sono state rimosse (una con la disattivazione dell'account che le aveva caricate), un sito francese che ne rivendeva il PDF senza alcun diritto è tornato irraggiungibile in 24 ore dopo la diffida al suo hosting, un file-esca ospitato su una piattaforma di siti è stato cancellato su ticket, e un sito di distribuzione pirata è spento da 52 giorni consecutivi. Restano aperte due segnalazioni, su piattaforme fuori dalla giurisdizione europea.